Thursday, 23 November 2017
Perdere Peso

Dieta Mediterranea questa illustre sconosciuta

Il termine Dieta Mediterranea è stato usato e abusato. Ma cosa è veramente e come si può seguire?

Tutti pensano di conoscere la Dieta Mediterranea ma se questo fosse vero avremmo una quantità di persone obese molto più bassa e un consumo di frutta e verdura molto più alto, invece, ci troviamo in Italia con il 33,1% della popolazione in sovrappeso (41% degli uomini e 25,7% delle donne) e il 9,7%  obesa e un consumo di frutta e verdura scesa per la prima volta sotto i 400 gr giornalieri pro capite.

Allora facciamo chiarezza su cosa è questa dieta per poterne trarre i maggiori benefici.

La Dieta Mediterranea è definita come l’insieme delle abitudini alimentari dei popoli del bacino del Mediterraneo, che si sono consolidate nei secoli e sono rimaste pressoché immutate fino al boom economico degli anni ’50.
Il termine dieta è comunque improprio poiché più che di un vero e proprio programma dietetico, si tratta di uno stile alimentare.

Dieta MediterraneaIl valore inestimabile di questo patrimonio di abitudini alimentari è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite  tanto che l’UNESCO il 16 novembre 2010 a Nairobi, in Kenya, ad esito di un lungo e delicato convegno internazionale, ha iscritto la Dieta Mediterranea nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, riconoscendo tale patrimonio appartenere a Italia, Marocco, Grecia e Spagna. Nel novembre 2013 tale riconoscimento è stato esteso a Cipro, Croazia, e Portogallo.

Cibi da scegliere

Questo insieme di abitudini alimentari consiste principalmente nel consumo abbondante di: pane,pasta, verdure, insalate, legumi, frutta e frutta secca.

Questi cibi predominanti fanno della dieta vegetariana una dieta prettamente vegetariana con l’aggiunta di un consumo moderato di pesce, carne bianca, latticini e uova. Il consumo di carne rossa e vino è limitato rispetto alle diete di altre zone del mondo.

Pane e pasta dovrebbero preferibilmente essere ricavati da cereali integrali poichè il processo di raffinazione impoverisce i cereali di vitamine, sali minerali e fibre.

Per garantire l’apporto di grassi, tra i popoli del Mediterraneo è diffuso il consumo di olio d’oliva, che contiene grassi di qualità superiore, meno nocivi di quelli animali, e anzi salutari per l’organismo.

Nella Dieta Mediterranea è più importante la corretta scelta degli alimenti rispetto alla quantità di calorie che risulta secondaria.

Ad un uomo adulto occorrerebbero ogni giorno circa 2500 calorie di cui il 60% dovrebbe provenire da carboidrati, il 20% da lipidi e solo il 10% da proteine.

Abbassando la quantità dei carboidrati si può portare il regime a diventare una vera e propria dieta ipocalorica da 1200 calorie giornaliere.

Benefici della Dieta Mediterranea

dimagrire Alcuni principi della dieta mediterranea rappresentavano e rappresentano tuttora la miglior difesa contro malattie come aterosclerosi, ipertensione, infarto del miocardio ed ictus.

Studi dimostrano che per quanto i popoli che si affacciano sul Mediterraneo facciano un uso di grassi maggiore dei loro vicini nordici incorrono in minor numero in malattie cardiovascolari grazie all’uso prevalente di grassi vegetali monoinsaturi.

La dieta a base di pane, pasta (meglio ancora se integrali), verdure, pesce, olio di oliva e frutta, fornisce proteine, lipidi e zuccheri ad alto valore nutritivo, a basso contenuto di colesterolo, lipidi saturi e zuccheri semplici; è ricca di vitamine, sali minerali e fibre non digeribili che migliorano le funzioni intestinali.

Frutta, verdura e cibi integrali proprio perché estremamente ricchi di antiossidanti svolgono un’azione protettiva contro malattie cardiovascolari ed alcune forme di cancro.

Nuovi studi ne segnalano i potenziali effetti protettivi sul cervello, infatti è emerso che chi segue questo tipo di regime alimentare ha meno possibilità di andare incontro a un modesto declino cognitivo, uno stadio tra il normale invecchiamento e la demenza; questo tipo di alimentazione ridurrebbe inoltre le possibilità di sviluppare il morbo di Alzheimer in chi già mostra segnali di difficoltà cognitive.

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